VITTORIA…E GLORIA!!!

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 LONGA 90 A.C. – MIRABELLA CAL. A.S.D.  0 – 1

In un tempo non troppo lontano, molto prima che l’Uomo scoprisse il segreto del pareggio, attimi prima che il capostipite del Longa apprendesse l’arte della vittoria, una razza conosciuta solo come i Gialli Mirabellesi forgiò la vittoria.
Le leggende narrano di come sapessero manipolare il flusso e lo scorrere della partita secondo i propri desideri e di come sparsero i semi dai quali si sarebbero sviluppate le vaste bevute per celebrare la Gloria.
Si racconta che perfino i grandi bicchieri di amari fossero solo giocattoli per questi esseri divini.
Ora verrà narrata la vicenda svoltasi il 19 marzo 2011….era un sabato…
Durante quel giorno attorno alle ore 13 l’attacco e la difesa dell’esercito del Longa (la più forte compagine di allora) si congiunsero nei pressi del campo sportivo.
Nelle successive due ore ciò che avvenne sul campo del Longa è da considerarsi parte di un’unica battaglia, dove un fronte condiziona l’altro, ma la successione degli eventi fu talmente intensa nei 75 minuti di scontro terrestre, che seguente è l’epica ricostruzione.
Sul terreno di gioco il Generale Menin scelse di attestarsi sulla propria metà campo, dove fece ricostruire l’antico muro mirabellese (il 4-2-3-1), mentre venne avvertito, dal Presidente, della presenza di Dario Uderzo detto “el ciclista”. Per chiudere questa zona nevralgica distaccò un contingente di 5 incontristi, in gran parte assetati di punti
(l’energico trattore Sperotto; la piovra avvocato Galvan; il bancario febbricitante Padoan; l’hockeista “scusa scusa” Marangoni e il Capitano  diplomatico Berto).
Il Longa non credeva che un esercito avversario con cosi pochi punti gli si potesse opporre, e diede ai Mirabellesi cinque minuti per ritirarsi. Vista l’ostinazione promise a Beppe Menin un fusto di birra, qualora si fossero arresi e per tutta risposta si senti dire che era assetato, ma non di estratto di malto.
Nel frattempo iniziata la battaglia il Longa non riusciva ad avanzare, bloccata dalle veloci ali mirabellesi con a capo il prode Sperotto.
Qui nasce un piccolo aneddoto: alcuni disertori del Mirabella (per lo più giocatori dell’Arena arruolati con la forza) avevano dichiarato che le azioni del Longa sarebbero state cosi numerose da oscurare il sole con i soli tiri; quelli del Mirabella risposero «Bene, allora combatteremo nell’ombra».
Informato degli intoppi lungo le fasce, il mister del Longa si concentrò sull’avanzata per vie centrali e attaccò con due punte alte e possenti, scelte in gran parte tra coloro che avevano sempre giocato.Tutto respinto dai valorosi difensori (Renatone il Grande e Dario Addominale) comandati dal guerriero Osmini.
I Rossi del Longa successivamente attaccavano la difesa gialla a gruppi di 5-6 attaccanti e centrocampisti per volta, tentando assalti frontali con lanci, triangolazioni e colpi di testa senza riuscire a rompere la difesa degli “opliti” del Mirabella, armati di cuore e passione e incitati dal loro ultimo baluardo (Marcello l’Aluplex di cemento).
La prima parte dell’avanzata fu respinta. I Gialli infatti, posti in prima linea, formavano tutti uniti un muro di gambe e scudi impenetrabile e respinsero con violenza gli assalitori, che arretrarono subendo gravi ripartenze.
In una di queste, a metà del primo tempo, ecco una schieramento di feroci “longhesi” fermare l’avanzata dei Gialli. In poco tempo i Mirabellesi riordinavano le idee sferrando un potente, fulmineo e decisivo attacco con il loro cannoniere Osmini: cielo squarciato da un bolide di fuoco che sposta l’ago della bilancia dalla parte dei Gialli.
Sotto e costretti ad inseguire i longhesi tentarono anche di aggirare il nemico dal lato della fascia sinistra, con un massiccio lancio di palloni, ma molti caddero a causa degli interventi dell’eclettico titanio Pippi, che non permetteva di approdare con facilità all’area di rigore. Così anche questa tattica sembrava compromessa.
I longhesi avrebbero potuto tentare di colpire i Mirabellesi con tiri da lontano e con palle lunghe, ma il gioco a terra frontale sembrò la soluzione più rapida e, forse, l’unica che potesse essere adottata, in quanto avrebbero potuto avanzare con più uomini e colmare la distanza con un eventuale schieramento di forti incontristi, tornando ad una situazione di lotta corpo a corpo che potesse permettere loro di recuperare la palla prima possibile.
Il Generale Menin riunì il consiglio di guerra, tra il primo e secondo tempo, del quale a noi è giunta questa versione:
Il generale mirabellese ordinò ai suoi soldati di non mollare la linea, di combattere su ogni pallone e di respingere ordinatamente ogni attacco decidendo di limitare le folate offensive sacrificando centrocampisti e attaccanti; ricordò ai suoi pupilli che i Mirabellesi non si ritirano mai.
Nel secondo tempo il Longa continuò a schierare in campo le sue truppe migliori, che non ebbero però maggior fortuna. I Mirabellesi combattevano e contrastavano a turno, concedendosi un po’ di riposo da quei continui attacchi, si accasciavano a terra sudati e sporchi di fango per poi rialzarsi e tornare a combattere (l’apporto anche di chi giunse sul terreno durante la battaglia fu incomiabile: Trottolino Pungente Giordano e Mago Palleggiante Ziliotto).
Resosi conto delle difficoltà dell’attacco, il Longa – che era convinto di sfondare prima o poi – si decise ad usare di nuovo il lancio lungo, che sicuramente era meno dispendioso, ma che non voleva usare ben sapendo delle difficoltà di una manovra non con palla a terra; ma la strada era sbarrata dai centrocampisti che erano stati distaccati su quella linea difensiva già da venti minuti e dal loro Gigante Bozzetto; da solo riusciva a tenere impegnati 3-4 difensori avversari, facendo consumare loro preziose energie.
Quando l’allenatore del Longa intimò agli invasori Gialli di arrendersi e consegnare i 3 punti, il Generale Menin rispose sprezzante con una sola frase: “Venite a prenderveli se ci riuscite! Al rifiuto della resa, i Rossi del Longa risposero sferrando l’ultimo decisivo assalto. Negli ultimi 5 minuti lo scontro fu più deciso e duro e ogni giocatore che si trovava nella mischia non si tirò affatto indietro.
Quello che successe fino alla fine è storia ormai conosciuta.
Stremati e ormai con le ultime energie i valorosi Gialli guerrieri ebbero la meglio e vinsero.Il campo di battaglia li aveva visti trionfare, meritatamente.
Ogni loro sforzo era valso la gioia di abbracciarsi e di urlare al cielo: Vittoria!!!
E subito uno dei cronisti dell’epoca presenti all’epica battaglia impresse su pietra questa frase:

Va’ e riferisci a tutti,
o straniero che passi,
che obbedienti al nostro comando,
noi Mirabellesi, qui passammo e vincemmo.

IL CAPITANO

FORMAZIONE:4-2-3-1

Sartori,Filippi,Osmini,Dal Prà,Rodighiero,Galvan,Padoan,Sperotto,Berto,Marangoni,Bozzetto(Elipanni,Pinna,Giordano D.,Giordano A,Ziliotto,Uderzo,Rizzato)

Rete: Osmini

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